Intervista a Paoletti Valter

L’acqua bene sempre più prezioso ed importante, nella quotidianità del vivere e del produrre, sconta ormai da qualche anno un feroce assalto al suo utilizzo in modo violento ed esclusivamente finalizzato all’interesse economico. Questa situazione che prevarica qualsiasi rispetto del territorio, delle necessità dell’agricoltura, degli interessi di mantenimento o recupero degli habitat naturali dell’ittiofauna, deve a nostro modesto avviso essere interrotta quanto prima per riportare qualsiasi azione in una logica reale di tutela complessiva in grado di garantirci un futuro basato sugli equilibri che oggi sono sempre più instabili per non dire irraggiungibili. A questo punto sorgono in modo naturale alcuni precisi interrogativi. Se il 2002 è stato l’anno della Montagna Se l’anno 2003 è stato l’anno dell’Acqua Se esiste il C.I.P.R.A (Comitato Internazionale per la Protezione delle Alpi) Protocollo per la difesa del suolo, della Comunità Europea, depositato presso la Repubblica Austriaca il 16.11.1998. Se nell'attesa che sia predisposto e adottato il piano di bacino previsto dalla legge 18 maggio 1989, n. 183 e al fine di dare attuazione ai principi generati per il corretto e razionale uso delle acque, con particolare riferimento all’art. 1 della legge 5 gennaio 1994 n. 36, ad integrazione delle vigenti norme legislative e regolamentari, la Regione detta criteri e disciplina le procedure per il rilascio e il rinnovo delle concessioni di piccole derivazioni d’acqua. Se il dmv (Deflusso Minimo Vitale) deve garantire a valle delle captazioni, nel corso d’acqua, le condizioni vitali istantanee di funzionalità e di qualità degli ecosistemi interessati Se dette condizioni dovessero venir meno si dovrebbe addirittura interrompere il prelievo. Se le nostre ricchezze sono le montagne ed i fiumi ed il turismo a loro legato. Se la Legge Regionale n. 37 del 29/12/2006 rappresenta il fulcro inderogabile per la tutela degli ambienti fluviali e dei loro abitanti Se quanto testé richiamato è riferimento normativo per un rispetto del bene acqua ci chiediamo a ragion veduta come possa continuare l’aggressione al territorio senza alcun rispetto per nessuno, ma esclusivamente in ragione dell’interesse economico privatistico. Se quando queste considerazioni emergono amaramente da un'Associazione della Pesca e dell’Ambiente c’è da chiedersi se tutti gli Altri (Comuni, Comunità Montane, Province, Regione, Associazioni, ecc.) sono ciechi e/o sordi: a noi pescatori delle acque interne non resta e non resterà che programmare ripopolamenti e giornate di pesca alla trota fario, al cavedano, al barbo …… al secco constatando amaramente l’inarrestabile degrado e predazione dell’ambiente. 

Paoletti Valter

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